Secondo qualcuno l’allesso di manzo alla picchiapò è un piatto che nacque a Testaccio, a ridosso del Mattatoio, nelle osterie locali che utilizzavano anche gli scarti di carne attraverso il “riuso”.
Da un solo pezzo di muscolo si traevano due piatti nutrienti e molto apprezzati: un sostanzioso brodo da servire nelle fredde giornate invernali e con quello che avanzava si creava una padellata con tanta cipolla e pomodori, dove la carne veniva tagliata a pezzi quasi picchiata (qui, Picchiapò) e sbattuta sul tagliere per poi finire in padella.

Altra versione vuole che si tratti della storpiatura del nomignolo picchiabbò ripreso dal sonetto del Belli “Una Disgrazzia” che in un tratto recita:
«Ste scale nu le vònno illuminà:
e ecchete spiegato, Picchiabbò,
come sò le disgrazzie a sta scittà. »

Anche in altri sonetti del Belli c’è il nomignolo canzonatorio, come ne “La minchionella”
«Chi vvedo! Bbona notte ar zor Alò».
«Sor chicchera cor botto, bbona sera».
«Padrone ariverito, sor tullera».
«Servo, sor picchiarella e ppicchiabbò».
«Sente sto callo?» «E llei lo sente?» «Un po’».
«Me n’arillegro assai, sor panzanera».
«E a llei, sor peso farzo de stadera,
j’abbrusci er culo e la camiscia no».
«Dico, è llonga la vergna!» «Eh, cche vvò ffàcce?
Chi è stato er primo de toccà er cantino,
quanno viè ppoi la sua bbisoggna stacce».
«Ma ssi vv’essce però ’n’ antra parola,
l’affare va a ffinì ccor cazzottino».
«E io ve pianto un cortelluccio in gola».

Altra versione dell’origine del buffo nome Picchiapò è quella che provenga da una favola in prosa romanesca di Trilussa che racconta di un personaggio di nome Picchiabbò!.
TRILUSSA: Picchiabbò, ossia La moje der ciambellano: prosa spupazzata dall’autore stesso, Roma, Edizioni d’arte Fauno, 1927.

Trilussa (Carlo Alberto Salustri) ha utilizzato il termine anche nella poesia ER NANO DIPLOMATICO:
Re Bomba era severo, ma in compenso
quanno vedeva Picchiabbò er buffone,
un vecchio Nano pieno de bon senso
e sincero secondo l’occasione,
incominciava a ride e er bon umore
riusciva sempre a intenerije er core.

Altra versione sull’origine del nome è quella secondo la quale, essendo la ricetta molto piccante, il nome possa derivare da ” picca un (bel) pò” “piccaunpo’” “picchiapo’”.


LESSO RIFATTO A LA PICCHIAPÒ
Lesso avanzato 700 g – Cipolle 2 – Pomodori maturi 6 (oppure un barattolo di Pelati) – Brodo Vegetale – Prezzemolo (o Maggiorana, Basilico, Salvia) – Sale – Pepe – Olio evo
Classico tradizionale piatto del “riuso”.
Tagliate il lesso a piccoli pezzi, meglio se riuscite a tagliarlo a fettine.
Nella padella fate appassire la cipolla affettata sottile in olio evo, quindi aggiungete i pomodori, pelati, privati dei semi e tagliati a pezzi.
Quando saranno cotti unite il lesso tagliato a tocchetti o a fettine, sale, pepe e una tazza di brodo vegetale. Lasciate cuocere fino a che il sugo non si sarà addensato, cospargete di prezzemolo tritato (o altre erbette) e servite.
VINO DA ABBINARE: Velletri Rosso Riserva, Cesanese del Piglio.

nelle foto: una versione della ricetta personalizzata dallo chef Antonio



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